oggi, lunedì, 19 ottobre 2009, alle ore 09:10

Oggi la mia nonna si opera. E io sono a migliaia di chilometri di distanza.

So che stare in quella stanza ad aspettare che esca dalla sala operatoria non servirebbe a molto. So che lei non vuole farsi vedere da me quando non sta al meglio. So anche che fra tre giorni sono da lei e che comunque non avrei potuto fare altrimenti.

Ma mi sarebbe piaciuto dare un bacio prima che entrasse e dirle "ci vediamo dopo". Ora, anche se ho tante cose da fare, la giornata in attesa della telefonata di mamma mi sembra infinita.

Nonna, mi dispiace tanto di non essere lì con te, ma sappi che ti penso.

Ti voglio bene.

P.S.: ieri si era già preparata la valigia, e l'unica cosa che mi ha detto riguardo all'ospedale è  "sai, ancora i riscaldamenti non sono accesi, quindi mi sono portata una liseuse" "una che?" "ma si, una liseuse, la mantellina da letto, è bellissima, tutta piena di pizzi" ...Grande Nonna!

pensieri in libertà di paleomiki

oggi, martedì, 14 luglio 2009, alle ore 16:03

Oggi c'è lo sciopero dei bloggers contro il decreto Alfano.

scaricaillogoepubblicalo

Io non sciopero.

Non perchè non sia d'accordo con il concetto di base (cliccare sull'immagine)

Non sono d'accordo con l'idea di non scrivere niente in risposta.

Io alzo la voce.

Perché se la libertà di espressione viene minacciata è stupido mettersi il bavaglio da soli.

Perché un blog non è un sevizio pubblico. Se non scrivo se ne accorgeranno solo i due o tre che mi leggono. Nessuno protesterà contro il decreto Alfano perchè io oggi non ho scritto niente.

Perché se si vuole dare visibilità alla protesta lo sciopero ha l'effetto contrario

Io oggi NON sciopero.

Per quello che vale dico che l'Italia mi fa schifo, e sono andata via apposta.

Per quello che vale dico che in Parlamento non trovo nessuno che mi rappresenti.

Però voto.

E posso permettermi di dirlo che mi fanno schifo, perché ho votato.

E ora censuratemi pure. se vi va. Teoricamente chi è alla guida di questo Paese dovrebbe trovare di meglio da fare piuttosto che andarsi a leggere i blog. Teoricamente ci sarebbero problemi più importanti a cui pensare.

Ma se vi dò tanto fastidio censuratemi.

Sarà un modo in più per dimostrare come fate il lavoro per cui vi paghiamo.

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oggi, venerdì, 15 maggio 2009, alle ore 10:18

Non sono in molti a saperlo ma io ho un fratello.

Mio fratello è molto più alto di me, magro e sottile. I suoi occhi hanno un taglio felino.

E' un grande "guerriero pacifico" e quando è venuto per la prima volta a Roma si è commosso nel camminare dove tanti grandi guerrieri avevano camminato prima di lui.

Mio fratello ha la pelle del colore del cioccolato al latte.

Viene da un paese devastato dalla guerra, la sua casa è stata bombardata tante volte, e suo padre ogni volta la ricostruiva.

Mio fratello dice che non è possible fermare gli immigrati. A noi sembra assurdo e degradante che questi uomini affrontino rischi così grandi per venire in un paese dove faranno il venditore ambulante o la prostituta, dove vivranno di stenti e non verranno accettati. Ma mio fratello dice che per questi disperati è meglio una vita ai margini della società in Europa che nessuna vita a casa loro. Per questo pagano migliaia di dollari per venire e corrono tanti rischi.

Allora gli ho chiesto cosa si potrebbe fare. Non molto. Si potrebbero aiutare i paesi di provenienza a sviluppare un'economia più equilibrata. Ma non è facilmente realizzabile, i paesi del Terzo Mondo cercano di emulare le nazioni dove il livello medio di vita è più alto, e per questo sono diventati molto più consumisti, inquinanti e attaccati alla tecnologia (quella che hanno) di quanto non siamo noi. Ed è inutile spiegare che l'inquinamento va contrastato, ad esempio, lo prendono come un tentativo di togliere loro quei privilegi che hanno tanto faticosamente guadagnato, un tentativo dell'occidente di boicottare il loro sviluppo per tenerli maggiormente a bada. Ormai gli abbiamo insegnato che il fine di tutto è il denaro, e hanno rinunciato a tutta la loro cultura, tutte le loro idee, tutte le loro tradizioni per adeguarsi a questo.

Qualcuno viene in Europa a studiare convinto che poi tornerà a casa e aiuterà la costruzione di una società migliore ma sono in pochi quelli che effettivamente tornano.

Detto così sembra senza speranza. Ma spero di sbagliarmi.

In ogni caso non credo che la repressione sia una risposta saggia all'immigrazione. Sono convinta che se anche ci fossero soldati con il mitra lungo tutte le coste ci sarebbero comunque tanti pronti a rischiare la vita pur di arrivare, con la forza della disperazione.

Forse però se fossimo più GIUSTI. Se alle persone che vengano chiedessimo, ad esempio, di seguire le leggi mostrando che NOI PER PRIMI le seguiamo. Forse se li rispettassimo chiedendo in cambio lo stesso rispetto. Forse se non dessimo per scontato che sono tutti delinquenti, e punissimo allo atesso modo tutti i delinquenti, senza guardare il passaporto. 

Io non so quale sia la soluzione. Però sono convinta che una soluzione, almeno parziale, ci sia.  Ma non mi sembra che ci stiamo avvicinando.....

 

Scusate, una volta tanto un post serio. Per i curiosi: mio fratello non è stato adottato.,Semplicemente un giorno ci siamo conosciuti e abbiamo deciso che eravamo fratelli.

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oggi, lunedì, 20 aprile 2009, alle ore 11:03

Fumare tanto è un atto di egoismo.  Per un piacere personale si obbliga i propri cari a vivere un calvario.

Si inizia con l'affanno, che toglie il piacere delle piccole cose, prendere in braccio un nipotino, fare una sciata con il proprio figlio.

Poi le catene si stringono sempre di piú attorno al corpo e ogni atto è uno sforzo.

E i parenti assistono impotenti alle nottate interrotte dai colpi di tosse, alla mobilitá sempre piú ridotta, ai continui sacrifici perchè "non ce la faccio", a una vita in schiavitú.

Fino al momento della diagnosi. E allora spesso non c'è altro da fare che abbracciare la persona che si ama e tenerle la mano fino alla fine.

E tutto questo per cosa? per una manciata di foglie secche?

Quando accendete una sigaretta pensate a cosa puó significare per una persona che vi ama sentire il vostro torace squartato dalla tosse. O accettare quella diagnosi.

Perché io ci sono passata. E putroppo ci passeró. E perdere una persona cara per un motivo cosí idiota non mi va giú.

Il cancro é una bruttissima bestia, e non vale proprio la pena di invitarlo.

Dedicato a Ugo, e a tante altre persone intelligenti che hanno fatto questa stupidaggine che é costata o costerá loro la vita.

P.S.:  quando un fumatore dice "è una mia scelta, ho il diritto di ammazzarmi come mi pare", beh, non é vero. Perche quando qualcuno sta male possono essere in tanti a vivere un inferno.

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oggi, mercoledì, 08 aprile 2009, alle ore 09:23

Innanzi tutto le cose importanti

Sul sito della croce rossa Italiana si possono fare donazioni di soldi o di materiali per aiutare le vittime del terremoto. Come dice giustamente l'Orso Ciccione...

Ora gli aggiornamenti...

Vi ricordate la Koinquilina Krukka? Ieri ne ha combinata un'altra delle sue...

Nel fine settimana non c'era e con la Koinquilina Gentile abbiamo fatto un sacco di giri, Wiesbaden, Ikea, abbiamo sempre mangiato insieme, visto film insieme, passato le serate a ridere come sceme, a mangiare il gelato e ad ascoltare musica krukka (non male, decisamente non male).

Poi è tornata la Koinquilina Krukka e abbiamo fatto una passeggiata sul Reno e mangiato tutte insieme. Abbiamo progettato un po' di giri da fare nel week end e qualche uscita serale. Ero molto contenta perché la tensione negli ultimi giorni era diminuita, e mi farebbe molto piacere se con le altre ragazze diventassimo amiche.

Poi ieri... la Koinquilina Gentile mi ha chiesto di farle la carbonara. La Koinquilina Krukka in questo periodo preferisce non mangiare la carne per motivi di salue, allora le abbiamo chiesto se per lei andava bene, se no facevamo qualche altra cosa che piacesse a tutte e tre.

Lei ha detto che voleva finirie i crauti e pensava di fare una zuppa con carote e patate. Io ho capito che ci stava proponendo di mangiare la zuppa tutti insieme. Invece l'ha preparata e se l'è mangiata in camera.

Allora ho riproposto alla Koinquilina Gentile la pasta alla carbonara.

Preparo l'uovo e la pancetta* butto la pasta e dopo un po' mi ricordo che devo controllare una cosa sul computer. Chiedo alla Koinquilina Gentile di dare un'occhiata.

Torno e il fornello era spento. Scolo la pasta, mescolo con uovo e pancetta* e mi rendo conto che praticamente la pasta sta in piedi da sola.

Chiedo alla Koinquilina Gentile se aveva assaggiato la pasta prima di spegnere e lei mi risponde

"no, l'ha spenta Koinquilina Krukka che è passata e ha visto che l'acqua usciva fuori"

A me la pasta eccessivamente dura piace, però io dico, non poteva impicciarsi dei fornelletti sua?

Certe volte non la capisco...

 

*La ricetta tradizionale della mia famiglia ROMANA prevede il guanciale e non la pancetta, e ASSOLUTAMENTE NON LA PANNA. Chi ha orecchie per intendere... (spiegazione necessaria per "qualcuno" che ogni tanto legge il blog e che continua a fare orrori in cucina dandogli il nome "carbonara")

P.S.: anche il tempo sta dalla parte della Konquilina Krukka, ieri ha lavato i panni lei e c'era il sole, oggi li ho lavati io e diluvia... buaaa...

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oggi, martedì, 07 aprile 2009, alle ore 13:23

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oggi, martedì, 02 dicembre 2008, alle ore 10:43

A volte sogno un paese che funziona.

Un paese in cui i politici pensano ai cittadini come ai loro datori di lavoro. E chiedono scusa quando sbagliano. E se ne vanno, quando perdono. Mi è capitato di vedere Chirac rientrare all’Eliseo su un’auto privata. Mi è capitato di sentire che Kohl, l’uomo che ha unificato la Germania, veniva espulso dal partito per un finanziamento illecito.

Sogno un paese in cui un cittadino che chiede giustizia riesce ad averla, non dico in una settimana, all’inglese, ma in un anno. Ti pare poco un anno? Trecentosessantacinque giorni per il signor Scafidi potrebbero essere molti, anche troppi, per scoprire perché suo figlio è morto per andare a scuola.

Sogno un paese in cui le mamme portano i bambini a scuola con la bicicletta, non con il cayenne. E quando ci vanno con il cayenne non lo abbandonano in mezzo alla strada perché tanto chissenefrega se l’autobus non ci passa.

Sogno un paese in cui nessuno, dico nessuno, ha il fegato di dire che non ha corrotto un giudice, ha solo evaso le tasse. Mi capita persino di sognare un paese in cui la gente le paga, le tasse. Tutta.

E a volte sogno pure un paese in cui nessuno pensa che la camorra è meglio dello Stato. E men che meno lo dice.

Sogno un paese che ha il più alto numero di medici rapportato al numero di cittadini, si chiama Italia. E non devi aspettare otto mesi per fare una mammografia.

Sogno che le cliniche private, le scuole private, le aziende private non prendono sovvenzioni dallo Stato. È il mercato, baby…

Sogno un paese in cui l’ora di religione è l’ora di storia delle religioni. Immagino che qualcuno si offenderà, ma pazienza. Ci sono anche gli altri.

Sogno un paese che produce da sé l’energia che consuma, che ricicla la spazzatura e non butta i frigoriferi in mezzo alla strada.
Proprio l’altra sera ho visto due tizi che lasciavano una lavatrice sul marciapiede. Ma non potevano essere arrestati. Siamo a Roma. Sogno anche un paese in cui la legge è uguale per tutti. Così come le lavatrici sono uguali per tutti.

Mi sogno, certe notti, un paese in cui alla tv non fanno un programma che si chiama “Raccomandati”. Perché essere raccomandati non è da furbi, è da s****zi. E io, francamente, non me ne vanterei.

Sogno un paese in cui i figli dei medici fanno gli avvocati. E i figli degli avvocati i medici. Ma perché non gli idraulici?

Sogno un paese in cui un professore universitario deve assumere un giovane ricercatore e pubblica un’inserzione come quelle che leggi su Nature, o su New Scientist. Si vedono i curriculum e “porca miseria, ma questo è bravo!”. Contratto, studiolo, fondi per la ricerca. Succede, su Marte, appena di là dalle Alpi.

Sogno un paese che va al G8 non per rappresentare il vecchio che avanza, ma perché se lo merita. Una volta il G7 e il G8 erano i gruppi dei paesi più industrializzati. Ma allora oggi noi lì che ci facciamo? Il termine di paragone al ribasso?

Faccio un sacco di sogni, io, certi giorni. Mi capita di intravedere un paese in cui il presidente del consiglio (e finitela di chiamarlo premier, che è anche più patetico…) ha 48 anni. E i ministri giù di lì.

Sogno che vado a votare e scelgo io per chi voto, non loro. Perché così è capace anche Mugabe.

Sogno davvero un sacco di cose. Troppe, a dire la verità. Perché sogno persino che i cittadini – che hanno la loro parte di responsabilità in questo sfascio – pensino che le cose pubbliche sono un po’ anche loro, e meritano rispetto.

Sogno che nessuno, dico nessuno, affitta due locali a otto extracomunitari a cinquecento euro ciascuno, per poi andare in piazza a lamentarsi degli immigrati.

Sogno che il sabato pomeriggio le discoteche sono un po’ più vuote, e le librerie piene fino a traboccare.

Sogno un paese in cui tanti bei signori di ottantacinque anni si occupano febbrilmente del Natale dei loro nipoti. Perché loro ormai sono già stati “la classe dirigente”. E i risultati si vedono.

Sogno un posto in cui la gente compra il giornale e lo legge. In cui quelli che dicono “no, io non leggo” vengono guardati con sufficienza. Non viceversa.

Sogno. Eppure sto qui. Perché sono un ottimista, anche se ho sentito dire che quelli come me li chiamano disfattisti. Siamo disfatti, non disfattisti. Ma ci diamo da fare.

Dal blog di Marco Cattaneo

P.S.: Io invece me ne vado. Non sono abbstanza ottimista per restare.

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oggi, lunedì, 22 settembre 2008, alle ore 10:50

Vi ricordate il colloquio di qualche giorno fa?

Mi hanno presa.

Per tre anni lavorerò in Germania.

Seguirò un progetto che solo a pensarci mi batte forte il cuore. Di quelli che se avessi dovuto definire il mio progetto ideale non avrei saputo inventarmelo meglio.

Con uno stipendio a cui non avrei aspirato nemmeno nei miei sogni più arditi (e nonostante il 50% di tasse richieste ci si vive lussuosamente).

Considerato inoltre che da anni avrei voluto imparare il tedesco, e che probbilmente mi sarà molto utile.

Insomma... ce l'ho fatta.

Micio nero e biancoCane pastore tedesco 

Alla faccia di chi in Italia mi dava della pazza. Alla faccia di chi mi diceva "tu queste cose non potrai mai farle". Alla faccia di chi credeva in me solo per il nome che porto. Alla faccia di chi mi guardava con superiorità. Alla faccia di chi mi ha detto di lasciare perdere. Alla faccia di chi pensava che non avessi futuro.

Alla faccia vostra ce l'ho fatta.

Grazie all'aiuto e al sostegno di chi ha creduto in me anche nei momenti più difficili. Di chi si è dimostrato aperto ad un'idea nuova, nonostante fosse difficilmente realizzabile. Di chi mi è stato vicino sempre.

E quindi parto. Lascio l'Italia con tristezza e un po' di senso di colpa. Perchè se noi giovani ce ne andiamo nessuno rimetterà in piedi questo paese traballante. Ho fatto una scelta egoistica, me ne rendo conto, ma non avevo alternative.

Spero di partire a gennaio, ma forse prima.

Vedremo.

Nel frattempo un bacio a chi mi è stato vicino e una sonora pernacchia agli altri.

Michela

 

pensieri in libertà di paleomiki

oggi, sabato, 28 giugno 2008, alle ore 10:00

ho letto questo post e mi ha fatto pensare a una cosa.

All'educazione dei bambini, dei giovani.

La prima educazine è data dalla famiglia, certo. Lavati le mani prima di mangiare, rispondi sempre "si grazie" o "no grazie", non metterti le dita nel naso. Non solo questo, naturalmente, ma al resto ci arrivo fra un po',

Poi una seconda forma di educazione è data dalla scuola: un'educazione che i genitori nella maggior parte dei casi non sono in grado di dare, almeno completamente. Per questo i maestri, i professori sono tanti, e ognuno deve saper rispondere a determinate domande, a insegnare cose che alla fin fine i genitori non sono tenuti a sapere. E la scuola serve proprio a livellare le differenze familiari, a dare al figlio dell'operaio le stesse conoscenze del figlio del biologo molecolare, del musicista, dell'impiegato, in modo d dare a tutti più o meno le stesse basi.

Ma c'è un terzo tipo di educazione secondo me. Quella civile. Anche qui le basi vengono date dalla famiglia, ma non bastano. Ci vuole l'aiuto di un'istituzione superiore. lo STATO. Perchè così come un biologo molecolare potrebbe non essee in grado di spiegare la poetica di Leopardi o i motivi che hanno portato alla rivoluzione francese, non tutte le famiglie sono in grado di dare risposte sul vivere civile. Ci vuole anche un punto di riferimento esterno che ti dica che (ad esempio) rubare è sbagliato, così come imbrogliare, anche se la tua famiglia ti insegna il contrario. E che se lo fai verrai punito. Che l'onestà, la coerenza e l'integrità sono valori. Che non bisogna discriminare le persone sulla base della provenienza o del colore della pelle, ma sulla base di quello che sono. O tante altre cose, che da qualche anno non solo non vengono messe in pratica, ma nemmeno definite a parole dalla nostra classe politica.

Ecco forse il nostro problema.

Altan: rassegnamoci, vince legoismo organizzato

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oggi, domenica, 08 giugno 2008, alle ore 16:44

In questa domenica solitaria facendo un giro su internet mi è capitato di arrivare su un blog che mi ha sconvolto. Una ragazzina, giovanissima, alle prese con la droga. E il suo blog è un urlo di disperazione, una richiesta di aiuto mascherata dalla rabbia, un rancore sordo verso la vita e un'analisi di una lucidità incredibile.

E avrei voluto trovare delle parole per risponderle, ma non ne ho trovata nessuna. Mi sono sentita impotente di fronte ad una realtà enorme e terribile: Avrei voluto, vorrei poter fare qualcosa ma non ne ho la capacità.

E ho pensato al futuro. Se mai dovessi avere un figlio a come proteggerlo da queste lusinghe, a come insegnargli ad accettare la realtà. E ho avuto paura.

E ringrazio i miei genitori. Spero un giorno di assomigliare a loro.

Michela

P.S.:scusate, ma non si può parlare sempre e solo di cretinate.

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